
SENZA PERDERE LA CONNESSIONE // Non è che ci abbia riflettuto molto, ma non sono tanto attratto dall'autocompiacimento del bloggerismo-twittersimo-facebookismo italiano e mondiale per la mano tesa, anzi taggata, alla ribellione dei democratici iraniani di Teheran. Comunicare, anche durante una rivolta o una rivoluzione, è fondamentale, mica dico di no, anzi. Il comandante Guevara lasciò la pelle anche per questo in Bolivia, per aver perso la "rete" con la città, con la capitale, con La Paz. E quel filo non ancora digitale era il filo, l'unico, che collegava un'impossibile rivoluzione con il resto del mondo. E se gli studenti iraniani vogliono comunicare disperatamente via internet o telefono, coi video, con un twitteraggio, bisogna essere lì, in ascolto. Ma senza dimenticare chi va in piazza davvero. Che un palmare non difende dai proiettili sparati dai cavernicoli islamici, che le palle per andare a farsi ammazzare ce le stanno mettendo loro, i ragazzi e la gente di Teheran E quindi, gente delle rete, io direi, meno seghe su come funziona 'sto fatto che nel 2010 il mondo gira su un cavo telefonico (e vorrei vedere). Là c'è sangue - fresco - per le strade.



















L'angolo lettura (oasi di pace e liberazione)